L’isola di Tulipatàn      

 Buffonnerie in un atto

 di Jacques Offenbach

                                      Versione ritmica in italiano, adattamento e strumentazione

      Domenico Carboni
                      
 

                    Libretto

                                                            Henri Chivot e Alfred Duru

 

Personaggi

Enrico Facini

Romboidal, gran siniscalco

Elisabetta Lombardi

Teodorina, sua moglie

Baltazar Zùñiga

Ermosa, loro figlia

Lucia Pellegrino

Alessio, principe ereditario

      Thomas Busch

Tulipano XXII, sovrano di Tulipatàn

 

  

 

 Coordinamento scenico

Gabriela Eleonori

 

  Costumi

Massimo Eleonori

 

Maestro collaboratore

Cesarina Compagnoni

 

orchestra

Accademia della Libellula

Direttore

Cinzia Pennesi

 

 

Allestimento tecnico

Teatro Service

 

Macchinista Alessandro Pianesi     Elettricista   Daniele Piancatelli  Sarta  Antonina Scaduto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vicenda si svolge nel regno di Tulipano XXII la cui moglie, defunta, con la complicità del siniscalco Romboidal, non ha osato rivelargli che il loro pargolo è di sesso femminile. Il principe Alessio viene quindi allevato come un maschio anche se dimostra "strane tendenze" ed è dolce e timido. D’altra parte la moglie del siniscalco ha spacciato, persino davanti al marito, il figlio per una bambina al fine di sottrarlo al servizio militare: egli è divenuto una "signorina" con "strane tendenze" maschili. I due giovani crescono e si innamorano l’uno dell’altra con imbarazzo di Romboidal (il quale pensa che i due siano femmine) e Teodorina (la quale pensa che i due siano maschi). Quando Alessio e Ermosa apprendono del loro vero sesso restano sempre innamorati e decidono di sposarsi. La soluzione fortunatamente risiede quindi nel fatto matematico che due elementi negativi producono un fatto positivo.

 

 

 

Note L’isola di Tulipatàn è un’isola inesistente. Il suo nome sembra essere fatto risalire alla città indiana di Masulipatàn che fu protagonista nelle cronache quattro anni prima per essere stata demolita da un ciclone e da successive inondazioni. I librettisti si ricordarono di quel nome (opportunamente modificato) al momento di scegliere un nome pittoresco che indicasse una località distante, per motivi di censura, come luogo ma anche come tempo (i fatti si svolsero "472 anni prima dell’invenzione delle sputacchiere"). In realtà gli strali satirici di Offenbach mirano a Parigi e ai suoi governanti: il potere è frutto di una finzione, niente è esattamente ciò che pretende di essere e su cui riesce a sostenersi.

« Tutto ciò è immerso in una musica così luminosa e trascinante che alla prima rappresentazione gli spettatori furono presi dalla frenesia del tempo che seguivano rumorosamente col piede dalle poltrone: li colpirono soprattutto i couplets del "tintamarre" e del "colibrì", la starnazzante "canzone del canard" con trasparente allusione al noto giornale, il duetto con la citazione della Juive di Halévy e infine l’irresistibile "Barcarolle-bouffe"» (R. Pourvoyeur).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Direzione Artistica Cinzia Pennesi
cinziapennesi@libero.it

 

Direzione Tecnica Gino Campetella 
teatroservice@virgilio.it

 

Coordinamento Artistico Laura Pennesi  
laurapennesi@libero.it

 

Segreteria Artistica Andreina Massi     
andreinamassi@tiscali.it

 

Per informazioni:

Tel.0733-908354

fax 0733-908811

Cell 333/5211654